Stili di vita, terapie non farmacologiche e supporto ai caregiver nelle malattie neurodegenerative
- Gruppo Sadel
- 2 giorni fa
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La gestione delle malattie neurodegenerative non si limita ai farmaci; stili di vita sani e interventi non farmacologicisono fondamentali per prevenire il declino cognitivo e migliorare la qualità della vita. Una revisione della letteratura che ha analizzato studi pubblicati dal 2019 al 2024 ha evidenziato che gli interventi più efficaci per contrastare il decadimento cognitivo negli over 65 includono attività fisica regolare, impegno in attività cognitive e sociali e il mantenimento di un sonno di qualità. Queste strategie migliorano il benessere e possono essere adottate in tutte le fasi della demenza; le terapie non farmacologiche sono considerate complementari e necessarie agli interventi tradizionali. L’importanza di tali approcci è sottolineata anche dalle proiezioni epidemiologiche: nel mondo circa 50 milioni di persone sono affette da demenza, e in Italia si stimano 1,1 milioni di casi oltre i 65 anni e circa 952 000 persone con lieve decadimento cognitivo; si prevede che questi numeri triplicheranno nei prossimi 30 anni. Poiché non esiste una terapia risolutiva e i farmaci disponibili hanno effetti collaterali, le terapie non farmacologiche emergono come opzioni di prima linea.
Le abitudini di vita salutari possono proteggere la funzione cognitiva anche in presenza di neuropatologie cerebrali. Uno studio pubblicato su JAMA Neurology ha analizzato 586 anziani seguiti dal 1997 al 2022 e ha dimostrato che seguire una dieta sana con limitata assunzione di alcol, partecipare ad attività cognitive stimolanti (lettura, giochi di carte, musei), svolgere almeno 150 minuti di attività fisica a settimana e astenersi dal fumo sono associati a migliori prestazioni cognitive anche quando il cervello presenta depositi di beta‑amiloide o grovigli di proteina tau. Ciò suggerisce che gli stili di vita salutari aumentano la riserva cognitiva e possono ritardare l’espressione clinica delle malattie neurodegenerative.
Oltre alla prevenzione, è essenziale supportare coloro che si prendono cura dei pazienti. I caregiver informali affrontano stress, ansia e depressione a causa del carico assistenziale. Un trial clinico randomizzato pubblicato nel 2025 ha valutato un programma multicomponente per caregiver di persone con demenza, comprendente educazione sul caregiving, promozione dell’autocura, tecniche di gestione dei comportamenti problematici, attività di benessere quotidiano, mindfulness e gruppi di sostegno. Lo studio, che ha coinvolto 250 caregiver con sintomi depressivi, ha mostrato che la mindfulness riduce significativamente la depressione e aumenta l’autoconsapevolezza; i gruppi di sostegno incrementano il supporto percepito; e la combinazione di mindfulness con altri interventi potenzia gli effetti, riducendo i sintomi depressivi e aumentando il senso di supporto. Questo dimostra l’importanza di offrire programmi strutturati e personalizzati, anche a distanza, per sostenere chi assiste i pazienti.

In conclusione, l’adozione di stili di vita sani, l’implementazione di terapie non farmacologiche e il supporto psicologico ai caregiver sono pilastri imprescindibili nella gestione delle malattie neurodegenerative. Promuovere l’esercizio fisico, la stimolazione cognitiva e la partecipazione sociale non solo migliora il benessere individuale ma potrebbe ridurre l’incidenza e ritardare la progressione di queste patologie. Contemporaneamente, fornire ai caregiver strumenti per gestire lo stress e rafforzare la propria resilienza è essenziale per mantenere un’assistenza di qualità e preservare la salute mentale di chi si dedica ai propri cari.




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