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Sclerosi Multipla: una malattia autoimmune del sistema nervoso centrale e nuove prospettive terapeutiche

  • Immagine del redattore: beatrice meo
    beatrice meo
  • 4 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

La sclerosi multipla (SM) è una malattia infiammatoria e neurodegenerativa del sistema nervoso centrale. È considerata una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca la mielina e gli oligodendrociti, provocando demielinizzazione e danno assonale. Le placche di demielinizzazione possono essere disseminate nel cervello e nel midollo spinale e, col tempo, si trasformano in cicatrici (sclerosi). La SM è una delle principali cause di disabilità nei giovani adulti: nel mondo vi sono circa 2,8 milioni di persone affette e in Italia oltre 144 000; la malattia insorge tipicamente tra i 20 e i 40 anni ed è tre volte più frequente nelle donne. La forma più comune è quella recidivante‑remittente, in cui episodi di deficit neurologico sono seguiti da recupero parziale; con il tempo molti pazienti sviluppano la forma secondariamente progressiva. Esistono anche la forma primariamente progressiva e la SM progressiva a esordio iniziale.


La diagnosi si basa su criteri clinici (disseminazione delle lesioni nel tempo e nello spazio), imaging con risonanza magnetica, analisi del liquido cerebrospinale (bande oligoclonali) e potenziali evocati. Il trattamento mira a ridurre le recidive, rallentare la progressione e gestire i sintomi. Negli ultimi anni sono emersi farmaci altamente efficaci, come anticorpi monoclonali (ocrelizumab, natalizumab, alemtuzumab), modulatori del recettore S1P (fingolimod, ozanimod) e nuove formulazioni a base di cladribina o teriflunomide. Tuttavia, nelle forme progressive la risposta è limitata: per questo la ricerca si orienta verso terapie che proteggano i neuroni e stimolino la remielinizzazione.

Nel 2026 un consorzio internazionale coordinato dall’Università Vita‑Salute San Raffaele ha identificato bavisant, un antagonista del recettore H3 precedentemente studiato per i disturbi del sonno, come candidata per proteggere le fibre nervose e promuovere la riparazione della mielina.


La molecola è stata selezionata nell’ambito del progetto BRAVEinMS, che ha analizzato 1500 farmaci riproposti e ne ha testati 10 in modelli sperimentali; bavisant è risultato il più promettente. Inoltre, la ricerca mira a trattamenti che stimolino la differenziazione delle cellule progenitrici oligodendrogliali e a terapie cellulari (trapianto di cellule staminali neurali). L’obiettivo è non solo ridurre l’infiammazione ma proteggere i neuroni e riparare la mielina, migliorando la prognosi a lungo termine.

Oltre ai farmaci, la gestione della SM include fisioterapia, riabilitazione cognitiva, supporto psicologico e modifiche dello stile di vita (stop al fumo, dieta equilibrata, esercizio regolare). La diagnosi precoce e la personalizzazione del trattamento sono cruciali per ottimizzare l’esito. Grazie a nuove terapie e alla comprensione dei meccanismi immunologici, la prospettiva di una SM più controllabile e meno invalidante sta diventando realtà.

 
 
 

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