Paralisi sopranucleare progressiva: clinica, diagnosi e gestione
- Gruppo Sadel
- 16 mar
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La paralisi sopranucleare progressiva (PSP) è una malattia neurodegenerativa che colpisce principalmente i nuclei della base, il mesencefalo e la corteccia frontale. È caratterizzata da disturbi dell’equilibrio, rigidità assiale, movimenti oculari limitati (specialmente nella direzione verticale) e rallentamento motorio. I pazienti sperimentano cadute improvvise all’indietro, difficoltà a mantenere la postura eretta e difficoltà nel guardare verso il basso; la malattia causa anche disartria, disfagia, disturbi dell’umore e cambiamenti comportamentali. Il tremore tipico del Parkinson è assente. Con il progredire della malattia si verificano alterazioni della voce, disturbi del sonno e perdita della capacità di compiere movimenti automatici (come sbattere le palpebre), portando a secchezza oculare e visione offuscata.

La PSP è una taupatia, caratterizzata dall’accumulo di proteina tau anomala nei neuroni e negli astrociti, che determina la degenerazione di aree specifiche del cervello. L’esordio avviene tipicamente nella sesta decade e la progressione è rapida: la sopravvivenza media è di circa 7-9 anni. La diagnosi si basa sull’osservazione clinica; la risonanza magnetica mostra atrofia del mesencefalo con il classico aspetto a “colibrì” e segni di degenerazione della sostanza bianca. La PET può evidenziare ipometabolismo frontale e striatale. I criteri diagnostici includono la presenza di cadute precoci, deficit del movimento verticale degli occhi e rigidità assiale.
Non esistono trattamenti che arrestino la malattia. Gli antiparkinsoniani (levodopa) possono offrire un lieve miglioramento, ma la risposta è generalmente scarsa. Alcuni pazienti traggono beneficio da amitriptilina o levetiracetamper i disturbi dell’equilibrio o le mioclonie; la botulino‑tossina può alleviare la distonia del collo. La fisioterapia intensiva, la terapia occupazionale e la logopedia sono fondamentali per mantenere la deambulazione, prevenire le cadute e migliorare la comunicazione. Occasionalmente si ricorre alla gastrostomia per nutrire pazienti con disfagia avanzata. È importante predisporre misure di sicurezza domestica per prevenire traumi da caduta e coinvolgere la famiglia nel processo decisionale.
I ricercatori stanno studiando terapie che riducano la fosforilazione della tau o ne impediscano l’aggregazione. Studi clinici su anticorpi anti‑tau, farmaci che potenziano l’autofagia e terapie geniche sono in corso, ma al momento non vi sono farmaci approvati. Poiché la PSP può essere confusa con altre malattie come la degenerazione corticobasale, la demenza con corpi di Lewy o il Parkinson atipico, una diagnosi accurata è essenziale per pianificare gli interventi e fornire il supporto adeguato ai pazienti e ai caregiver.




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