Morbo di Parkinson: sintomi, patogenesi e ricerche all’avanguardia
- martina di capua\
- 10 mar
- Tempo di lettura: 2 min
Il morbo di Parkinson (PD) è un disordine neurodegenerativo caratterizzato dalla perdita dei neuroni dopaminergici nella substantia nigra. Clinicamente si manifesta con bradicinesia, rigidità, tremore a riposo e instabilità posturale, spesso accompagnati da sintomi non motori come disturbi del sonno, depressione, disfunzioni autonome e declino cognitivo. La causa è multifattoriale: interagiscono predisposizione genetica (mutazioni di LRRK2, GBA1, SNCA, ecc.) e fattori ambientali (pesticidi, inquinanti). L’accumulo di alfa‑sinucleina forma corpi di Lewy che danneggiano i neuroni; processi neuroinfiammatori, stress ossidativo e disfunzioni mitocondriali amplificano la neurodegenerazione.

Nel 2026 numerosi trial clinici stanno ridefinendo il panorama terapeutico. Il programma LUMA studia l’inibitore LRRK2 BIIB122 per rallentare la progressione nei pazienti nelle fasi iniziali; il trial ACTIVATE testa l’anticorpo BIA 28‑6156 in persone con mutazioni GBA1 (responsabili della glicocerebrosidasi), cercando di modulare la degradazione lisosomiale. Un’altra frontiera è la terapia genica: lo studio su AB‑1005 (AAV che codifica per un fattore neurotrofico) mira a proteggere i neuroni dopaminergici, mentre la infusione sottocutanea di levodopa/carbidopa (ABBV‑951) offre un’alternativa meno invasiva alla terapia per via intestinale. Questi studi valutano sicurezza ed efficacia in pazienti con fluttuazioni motorie avanzate; i risultati preliminari indicano una riduzione dei periodi “off” e un miglior controllo dei sintomi motori.
Oltre ai farmaci, la gestione del PD comprende fisioterapia, logopedia e interventi chirurgici come la stimolazione cerebrale profonda (DBS). Tuttavia, le attuali terapie sono principalmente sintomatiche e non arrestano la malattia. La ricerca si sta orientando verso strategie neuroprotettive che mirano alle vie dell’autofagia e allo smaltimento delle proteine. Si esplorano molecole che modulano l’attività del recettore A2A, farmaci antinfiammatori (glitazoni) e anticorpi anti‑alfa‑sinucleina. La possibilità di diagnosticare precocemente il PD attraverso biomarcatori (misurazione della sinucleina fosforilata nel liquido cerebrospinale, analisi della sudorazione e degli odori) potrebbe consentire interventi anticipati.
L’educazione del paziente e dei caregiver, la promozione di un regolare esercizio fisico, della dieta mediterranea e il trattamento tempestivo dei sintomi non motori sono elementi fondamentali per preservare la qualità della vita. Sebbene il morbo di Parkinson rimanga una patologia incurabile, l’integrazione di nuovi farmaci in sviluppo con approcci multidisciplinari offre prospettive incoraggianti per rallentare la progressione e ridurre l’impatto sulla vita quotidiana.




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