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Esame DEXA-MOC: cos’è, a cosa serve e come si svolge

  • Gruppo Sadel
  • 5 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

L’esame DEXA‑MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata con tecnologia Dual‑Energy X‑ray Absorptiometry) è oggi lo strumento di riferimento per valutare la salute delle ossa e prevenire la fragilità scheletrica. La densitometria ossea, infatti, misura con precisione la massa e la densità dei minerali – soprattutto i sali di calcio – contenuti nello scheletro. Questa informazione è indispensabile per diagnosticare osteopenia o osteoporosi, due condizioni caratterizzate da riduzione della densità ossea e deterioramento del tessuto che aumentano il rischio di fratture, e per monitorare l’efficacia o gli effetti collaterali di una terapia. Nella pratica clinica MOC, DEXA e densitometria ossea sono sinonimi: la densitometria è il termine generico, MOC indica l’esame computerizzato e DEXA (o DXA) è la tecnologia a doppio raggio X comunemente utilizzata.

Come funziona e che cosa misura

La tecnica DEXA utilizza due fasci di raggi X a bassa dose per analizzare la Bone Mineral Density (BMD) e la Bone Mineral Content (BMC) nei distretti ossei di interesse. In genere si eseguono MOC centrali sulla colonna lombare e sul collo del femore – zone che forniscono valori riproducibili e riflettono il rischio di frattura. Esistono anche MOC periferiche, che misurano la densità al polso, alle dita o al tallone, e in casi particolari si può ricorrere alla MOC total‑body: questa versione, usata per bambini e adolescenti, è meno accurata per l’osteoporosi ma permette di valutare anche la massa grassa e la massa magra.

La valutazione quantitativa si basa su due indici. Il T‑score confronta la densità ossea del paziente con quella di un adulto sano di 30 anni; secondo le linee guida dell’OMS, un T‑score maggiore di −1 SD indica una densità normale, valori tra −1 e −2,5 SD definiscono l’osteopenia e valori inferiori a −2,5 SD diagnosticano l’osteoporosi. Il Z‑score, invece, confronta i valori del paziente con quelli di persone della stessa età, sesso ed etnia; uno Z‑score inferiore a −2 SD suggerisce una densità ossea insolitamente bassa per l’età. Questi parametri consentono al medico di stimare il rischio di frattura e di decidere quando avviare o modificare la terapia.

Svolgimento dell’esame e preparazione

L’esame DEXA‑MOC è indolore, rapido e richiede una dose di radiazioni estremamente bassa, molto inferiore a quella di una radiografia tradizionale. Il paziente si sdraia supino su un lettino mentre il braccio mobile dell’apparecchio scansiona lentamente l’area prescelta. La procedura dura 5–10 minuti e non richiede mezzi di contrasto o punture. Per le MOC centrali si esamina la colonna lombare e il femore, mentre le MOC periferiche possono essere effettuate sull’avambraccio quando il paziente non è in grado di sdraiarsi. Dopo la scansione, un computer analizza i dati e calcola la BMD, il T‑score e lo Z‑score.

La preparazione è semplice. Non è necessario essere a digiuno; si consiglia di non assumere integratori di calcio nelle 24 ore precedenti e di indossare abiti comodi senza parti metalliche – zip, cinture o bottoni – che potrebbero interferire con l’immagine. Occorre togliere gioielli e svuotare le tasche; in alcuni casi viene fornito un camice. La MOC è generalmente sicura per tutti, ma per precauzione non viene eseguita sulle donne in gravidanza. L’esame non richiede alcuna preparazione particolare, e subito dopo si possono riprendere le normali attività.

A chi è consigliata e con quale frequenza

La MOC non è un esame di screening: viene prescritta dal medico sulla base dei fattori di rischio. È raccomandata soprattutto alle donne in post‑menopausa, agli uomini oltre i 60–70 anni e a chi presenta rischi specifici – per esempio menopausa precoce, familiarità per fratture osteoporotiche, magrezza eccessiva, carenze di calcio o vitamina D, fumo e abuso di alcol. Il Ministero della Salute consiglia di eseguire la MOC a tutte le donne oltre i 65 anni e agli uomini oltre i 70; a seconda del profilo di rischio, può essere indicata anche alle donne tra i 50 e i 69 anni. In presenza di malattie endocrine (celiachia, ipertiroidismo, iperparatiroidismo), terapie croniche osteopenizzanti (cortisonici, immunosoppressori, anti‑epilettici, terapie ormonali) o sospetta osteoporosi secondaria, l’esame viene esteso anche a persone più giovani. Le linee guida suggeriscono di ripetere la MOC ogni 18–24 mesi per monitorare il trattamento e l’evoluzione della densità ossea.

Vantaggi, limiti e nuove tecnologie

Il grande vantaggio della DEXA‑MOC è di fornire una misura quantitativa e riproducibile della densità minerale ossea: il monitoraggio nel tempo permette di valutare l’efficacia dei farmaci anti‑osteoporotici e di identificare precocemente la perdita ossea. L’esame è rapido, indolore e sicuro, può essere ripetuto senza rischi e non richiede particolari preparazioni o tempi di recupero. Non è, però, indicato per diagnosticare tumori: può piuttosto essere utilizzato per valutare gli effetti collaterali di terapie oncologiche che riducono la densità ossea. È importante ricordare che la densità ossea non è l’unico fattore determinante del rischio di frattura; alcuni pazienti subiscono fratture anche con T‑score “normali”. Per questo motivo esistono strumenti complementari, come il Trabecular Bone Score (TBS), che analizzano la microarchitettura dell’osso e forniscono informazioni qualitative sulla sua resistenza.


La DEXA‑MOC è uno strumento fondamentale per la prevenzione e la gestione dell’osteoporosi. Permette di diagnosticare precocemente la perdita di densità ossea, di valutare il rischio di frattura e di monitorare nel tempo l’efficacia delle terapie. Grazie alla bassa esposizione ai raggi X, è adatta a un monitoraggio regolare e può essere eseguita in pochi minuti, senza preparazioni complesse. Poiché i risultati devono essere interpretati alla luce dell’età, del sesso, della storia clinica e dei fattori di rischio, è sempre necessario discuterli con il proprio medico. Integrare la MOC con un’adeguata valutazione clinica, esami biochimici e – se necessario – test complementari come il TBS consente una gestione personalizzata e completa della salute ossea.

 
 
 

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