Atrofia Muscolare Spinale (SMA): tipi, genetica e trattamento
- Gruppo Sadel
- 1 mar
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L’atrofia muscolare spinale (SMA) è un gruppo di malattie genetiche ereditarie caratterizzate dalla degenerazione dei motoneuroni alfa nel midollo spinale e nel tronco encefalico, con conseguente debolezza e atrofia muscolare progressiva. È trasmessa come tratto autosomico recessivo: per manifestarsi è necessaria la presenza di due copie mutate del gene SMN1, che codifica la proteina SMN essenziale per la sopravvivenza dei motoneuroni. La malattia colpisce soprattutto i muscoli prossimali (spalle, fianchi) e l’esordio e la gravità sono inversamente correlati al numero di copie del gene SMN2 “di backup”.
Esistono cinque tipi clinici. SMA tipo 0 (prenatale) è la forma più grave: i neonati presentano gravi debolezze e respirano con difficoltà; la morte sopravviene entro pochi mesi. SMA tipo 1 (malattia di Werdnig‑Hoffmann) insorge entro i primi 6 mesi di vita con ipotonia, difficoltà nella suzione e nella deglutizione e conduce alla morte entro pochi anni senza intervento. SMA tipo 2 compare tra i 6 e i 15 mesi: i bambini acquisiscono la capacità di sedersi ma non di camminare e necessitano di sedia a rotelle. SMA tipo 3 (malattia di Kugelberg‑Welander) esordisce dopo i 18 mesi o in adolescenza con debolezza progressiva ma consente la deambulazione per anni. SMA tipo 4 è la forma adulta, con esordio dopo i 20 anni e progressione lenta.

Negli ultimi anni la terapia della SMA è stata rivoluzionata. I farmaci modificanti la malattia includono nusinersen, un antisense oligonucleotide somministrato per via intratecale che modula lo splicing di SMN2 e aumenta la produzione di proteina SMN; risdiplam, un modulatore dello splicing somministrato oralmente; e onasemnogene abeparvovec, una terapia genica che fornisce una copia funzionante del gene SMN1 tramite vettore virale adeno‑associato. Questi trattamenti, disponibili anche in Italia, hanno migliorato la sopravvivenza e le capacità motorie, specialmente se iniziati precocemente. Tuttavia, la fisioterapia e la riabilitazione restano fondamentali per mantenere la funzione muscolare, mentre la ventilazione non invasiva e il supporto nutrizionale possono essere necessari. La diagnosi neonatale e lo screening genetico della popolazione portatrice consentono di identificare i casi precocemente e di avviare tempestivamente le terapie. Nonostante i progressi, l’accesso equo alle cure e la gestione a lungo termine dei pazienti richiedono programmi integrati di assistenza.




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