Atassia di Friedreich: patogenesi, manifestazioni cliniche e gestione
- Gruppo Sadel
- 5 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min
L’atassia di Friedreich (AF) è un disordine neurologico ereditario, a trasmissione autosomica recessiva, caratterizzato da degenerazione delle vie spino‑cerebellari e da un aumentato rischio di cardiomiopatia e diabete. La malattia si manifesta solitamente tra i 5 e i 25 anni con una progressiva perdita della coordinazione (atassia) e dell’equilibrio, che causa difficoltà nel camminare, alzarsi e sedersi; nel tempo coinvolge anche gli arti superiori determinando disartria, disfagia e movimenti oculari anomali. L’esame neurologico evidenzia riduzione o assenza dei riflessi, segno di Babinski, scoliosi, piede cavo e disfunzioni vescicali; con l’avanzare della malattia compaiono cardiomiopatia ipertrofica, diabete mellito, atrofia ottica e sordità. In media, i pazienti perdono la capacità di camminare 15–20 anni dopo l’esordio.
La causa è una mutazione nel gene FXN (o X25) sul cromosoma 9, che codifica la frataxina, una proteina mitocondriale coinvolta nel metabolismo del ferro. La mutazione più frequente consiste in un’anomala ripetizione di triplette GAA che riduce la sintesi di frataxina, causando accumulo di ferro nei mitocondri e produzione di radicali liberi. Il deficit di frataxina porta alla degenerazione delle cellule nervose del midollo spinale, delle cellule cardiache e del pancreas. La diagnosi si basa su segni clinici, test di conduzione nervosa, risonanza magnetica e conferma genetica mediante analisi del DNA. Non esiste correlazione diretta tra numero di ripetizioni GAA e gravità, ma varianti atipiche con esordio tardivo presentano progressione più lenta.

Attualmente non esistono terapie curative. La gestione è sintomatica: la fisioterapia e la terapia occupazionale aiutano a mantenere la mobilità, la logopedia supporta la deglutizione e la comunicazione, e la chirurgia può correggere scoliosi e deformità del piede. Trattamenti cardiologici e endocrinologici gestiscono la cardiomiopatia e il diabete. Studi sperimentali stanno valutando l’uso di antiossidanti (idebenone), modulatori del ferro e terapie geniche per aumentare la frataxina. Poiché la degenerazione coinvolge diversi organi, la cura richiede un team multidisciplinare. Il counselling genetico è essenziale per le famiglie portatrici: permette la diagnosi prenatale e la consulenza sulla possibilità di avere figli sani. La sensibilizzazione sulle malattie rare e il sostegno delle associazioni di pazienti sono fondamentali per favorire la diagnosi precoce e la ricerca di terapie efficaci.




Commenti