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Degenerazione corticobasale: caratteristiche cliniche e approccio terapeutico

  • Gruppo Sadel
  • 5 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

La degenerazione corticobasale (CBD) è una rara malattia neurodegenerativa che colpisce solitamente persone oltre i 60 anni. È caratterizzata dalla perdita di neuroni e dall’atrofia della corteccia cerebrale e dei gangli della base. I sintomi includono difficoltà nel controllare i movimenti (sindrome della mano aliena), rigidità e bradicinesia simili al Parkinson, tremori, distonia, mioclono e alterazioni posturali; spesso l’interessamento è asimmetrico. Altri disturbi comprendono difficoltà di equilibrio, problemi visuopercettivi, disartria e disfagia. Con il progredire della malattia compaiono cambiamenti cognitivi e comportamentali, come apatia, irritabilità, depressione e demenza. La progressione è rapida: molti pazienti perdono l’autonomia entro 6‑8 anni dall’esordio e la causa del decesso è spesso una complicanza respiratoria o un’infezione.


La diagnosi di CBD è complessa: non esistono test specifici e i sintomi si sovrappongono a quelli di altre taupatie (paralisi sopranucleare progressiva, demenza frontotemporale). Si basa su criteri clinici, imaging con risonanza magnetica (atrofia asimmetrica corticale e dei gangli), PET con FDG (ipometabolismo) e talvolta sui livelli di tau nel liquido cerebrospinale. Alcuni pazienti presentano una apraxia ideomotoria o difficoltà nei movimenti oculari volontari, che aiutano nella diagnosi differenziale. Il trattamento è principalmente sintomatico. Farmaci antiparkinsoniani come levodopa possono essere provati ma raramente efficaci; benzodiazepine o baclofene possono ridurre la spasticità, mentre la fisioterapia e la terapia occupazionale aiutano a mantenere la mobilità e l’indipendenza.

La logopedia assiste nei disturbi del linguaggio e della deglutizione.

Non esiste una cura definitiva per la CBD. Gli studi sperimentali stanno valutando farmaci che modulano l’aggregazione della proteina tau e l’infiammazione, ma nessuno ha ancora dimostrato efficacia clinica. La gestione richiede un team multidisciplinare che includa neurologi, fisioterapisti, terapisti occupazionali, logopedisti e, soprattutto, un supporto psicologico per il paziente e i caregiver, dato l’impatto devastante della malattia. La precoce identificazione dei sintomi e l’adozione di strategie di adattamento (ausili per la mobilità, modifiche domestiche) possono migliorare la qualità di vita.

 
 
 

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