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  • martina di capua\

Amore, sono incinta!

Mettere al mondo un figlio è un evento straordinario che incide profondamente nella vita di una donna. Fisiologicamente il parto avviene per via vaginale al termine di 40 settimane di gravidanza, ma può risultare necessario ricorrere al parto cesareo. Le perdite vaginali muco-gelatinose e l’aumento della frequenza delle contrazioni uterine sono i sintomi dell’inizio del “travaglio”, ovvero i segni premonitori dell’avvicinarsi del momento del parto. Sarà importante approfondire i molti aspetti che caratterizzano questo periodo, per imparare a riconoscere quelli fisiologici (come ad esempio la funzione del dolore nel parto) o a gestire eventi particolari come la nascita prematura. Sarà utile conoscere con anticipo il “luogo” del parto e gli operatori sanitari che lo accompagneranno. Rilevante sarà anche l’approfondimento di temi delicati che riguardano la donna nel periodo immediatamente successivo al parto, come la depressione post-partum e il maternity blues.




A casa nasce la famiglia

Tornati a casa, i primi giorni sono intensi, emozionanti, faticosi. Si guarda il proprio bambino con grande tenerezza e stupore, ma bisogna fare i conti anche con tanti dubbi, incertezze e col timore di sbagliare. E poi c’è la stanchezza: occuparsi di un neonato è un impegno che richiede una disponibilità totale, giorno e notte.

Tutto è nuovo e da imparare, e c’è bisogno di un po’ di tempo e di tranquillità per sintonizzarsi con il proprio bambino e prendere confidenza con i gesti che caratterizzano l’accudimento. In questa fase, sarebbe meglio non lasciare le visite al caso, ma prendere insieme delle decisioni e darne poi comunicazione a parenti e amici, spiegando le proprie motivazioni: nessuno si offenderà se il partner (cui spetta l’importante ruolo di “filtro” tra la coppia mamma-bambino e l’esterno) chiederà di rimandare di qualche giorno le visite o se farà intendere che è meglio limitarne la durata perché la mamma deve riposare e ha bisogno di calma.


Parola d’ordine: incoraggiamento

Non tutti i parenti e gli amici hanno la necessaria confidenza per offrire un supporto pratico alla neomamma, ma c’è un tipo di sostegno che possono garantire proprio tutti: l’incoraggiamento. Può sembrare scontato, ma non lo è affatto. Spesso, infatti, tra i visitatori c’è chi si lascia sfuggire commenti che, seppur detti con leggerezza e senza cattive intenzioni, possono ferire: «Ma sei sicura di avere latte?»; «Se piange vuol dire che il tuo latte non è nutriente!»; «Lo fai addormentare in braccio? Così lo vizi!»; «Se si sveglia di notte è perché sbagli tu». Sono solo alcuni esempi di considerazioni che possono fare molto male, tanto da indurre a dubitare di sé, tra insicurezze e timori. Il fatto di essere tanto sensibile e ricettiva permette alla mamma di comprendere i segnali del bambino e accudirlo al meglio, ma allo stesso tempo la rende più vulnerabile nei confronti dell’esterno, delle osservazioni altrui.

Se nella cerchia di parenti e amici ci sono persone che tendono a esprimersi in questo modo, occorre spiegar loro che la neomamma ha bisogno di essere sostenuta e incoraggiata. Potrebbe essere l’altro genitore a parlarne, sottolineando che possiede tutte le competenze necessarie per occuparsi al meglio del bambino e che è importante dimostrarle fiducia, stima e rispetto.

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