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Artroprotesi di ginocchio

Sostanzialmente si possono distinguere 2 tipi di protesi di ginocchio (protesi totale o parziale) con diversa indicazione in relazione all’estensione del danno artrosico a tutto il ginocchio o solo ad una metà di questo.




Protesi parziale di ginocchio o monocompartimentale: ricostruisce solo la porzione articolare danneggiata (mediale o laterale)


Protesi totale di ginocchio. Ricostruisce tutte le componenti articolari (componente rotulea facoltativa)


L’intervento consiste nella sostituzione dell’articolazione con una protesi che è costituita da una componente femorale, una componente tibiale ed un inserto interposto fra queste strutture.

In alcuni casi può essere indicato applicare anche una componente protesica rotulea qualora la rotula risulti molto danneggiata.

Le componenti femorale e tibiale sono costituite da materiale metallico (cromo-cobalto o titanio) mentre l’inserto interposto è costituito da materiale plastico (polietilene ad alto peso molecolare): tale inserto ha lo scopo di permettere il movimento articolare di scorrimento e di rotolamento. Quando utilizzata, la componente rotulea è di polietilene o polietilene ancorato ad una superficie metallica. Vari sono i modelli di protesi tra i quali il chirurgo può attuare una scelta: tale scelta è guidata soprattutto dall’esperienza del singolo chirurgo e dai buoni risultati ottenuti. In modo sintetico le artroprotesi totali di ginocchio possono essere suddivise in quattro tipi di cui i primi due sono sicuramente i più utilizzati, come qui di seguito descritto.


Protesi a conservazione del legamento crociato posteriore Sono molto genericamente “adatte” a pazienti con danno artrosico limitato e con legamento crociato integro.


Protesi a stabilità posteriore

Presentano una maggiore stabilità e possono essere usate anche in ginocchia con danno artrosico più avanzato e lesione dei legamenti crociati. Si sottolinea che in alcuni casi il legamento crociato posteriore intatto potrebbe danneggiarsi dopo l’impianto della protesi rendendola instabile: per tale motivo alcuni chirurghi preferiscono questo secondo tipo di impianto.


Protesi a vincolo condilare che presentano una maggiore stabilità: Tali protesi sono utilizzate in casi di usura importante dell’osso o in presenza di importanti lesioni legamentose. Sono spesso utilizzate anche durante reimpianto di protesi di ginocchio con danno osseo minore.


Protesi vincolate

Usate soprattutto in caso di reimpianto o in caso di gravissima instabilità articolare. Presentano un vincolo “a cerniera” associato a steli endomidollari femorali e/o tibiali più lunghi.



















Gli ultimi due modelli descritti sono spesso utilizzati in caso di reimpianto protesico per fallimento di un precedente impianto o tutte le volte che una grande perdita di sostanza ossea e/o una grande lassità legamentosa richiedono una protesi a maggior stabilità. Inoltre i singoli modelli protesici possono riconoscere l’uso di un inserto in polietilene fisso, perfettamente congruente alle neo-superfici articolari o mobile tale da permettere modesti movimenti di rotazione dello stesso.

Le protesi possono essere inoltre distinte in cementate e non cementate: tale cemento a rapida polimerizzazione fa da riempitivo tra osso e protesi e permette di ottenere una stabilità immediata. Al contrario la protesi non cementata, impiantata direttamente nell’osso con un inserto a pressione (pressfit), viene preferita nel paziente molto giovane prevedendo una crescita ossea attorno all’impianto.


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