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  • beatrice meo

Il COVID e la sua variante d'oltre Manica

Che cosa vuol dire variante inglese?

La variante inglese è così chiamata per il fatto di essere stata isolata per la prima volta in Gran Bretagna.

Essa è stata nominata dallo stesso Regno Unito come SARS-CoV-2 VOC 202012/01 (Variant of Concern, anno 2020, mese 12, variante 01), ma è conosciuta anche come B.1.1.7 o come VOC B.1.1.7.

Il primo rilevamento della variante è avvenuto nel settembre del 2020 e il Regno Unito ne ha comunicato la presenza all'Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) nel dicembre 2020.

Inizialmente, la variante è apparsa nella parte sud orientale dell'Inghilterra e nel giro di poche settimane ha iniziato a sostituirsi ai lineages virali circolanti fino a quel momento in quest'area geografica, Londra inclusa.


Quali sono i sintomi e le differenze?

Più che Covid, variante inglese del Covid: la mutazione registrata per la prima volta nel Kent, Regno Unito, alla fine del 2020 è oggi la forma


prevalente di coronavirus Sars-CoV-2 in Italia, ma quali sono, se ci sono, le differenze a livello di sintomi? La principale, come aveva già suggerito a fine gennaio l’Office for National Statistics britannico, sarebbe una: la perdita di olfatto e di gusto sarebbero un po’ meno diffusi, come conferma a Gazzetta Active il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano, direttore sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano e membro del Cts della Lombardia.


In realtà non c’è una grande differenza, anche se si osserva un po’ meno la riduzione dell’olfatto e del gusto. Per il resto i sintomi sono i soliti, dalle infezioni asintomatiche alla polmonite primaria interstiziale.

Quel che caratterizza soprattutto la variante inglese è la capacità di colpire di più i giovani e i giovani adulti.


Protezione!

I mezzi per proteggersi sono gli stessi per qualsiasi variante: mascherina, igiene delle mani e distanziamento sociale.

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